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Centro e Punto
Cerchio
Croce
Quadrato |
Triangolo
Spirale
Ruota
Solidi Platonici 1 Solidi Platonici 2 Solidi Platonici 3 |
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I SOLIDI PLATONICI E I POLIEDRI SEMIREGOLARI
Come Luca Pacioli aveva illustrato in maniera esaustiva nel “De divina proportione”, dai cinque Solidi Platonici si possono ricavare altri solidi semiregolari.
Alcuni di questi hanno assunto nell’arte e nella filosofia un’importanza simile a quella dei poliedri regolari.
La scoperta e lo studio di questi poliedri iniziano anch’essi nell’Antica Grecia, verranno conservati dai matematici islamici e ripresi in considerazione nel Rinascimento e in epoca moderna.
Se i Solidi Platonici vengono definiti come “poliedri regolari semplici” e non possono essere più di cinque, esistono altri quattro “poliedri regolari non semplici” chiamati Poliedri di Keplero-Poinsot.
Rispetto ai cinque poliedri regolari si differenziano innanzitutto perché non sono convessi, infatti le loro facce o sono poligoni regolari stellati oppure sono poligoni regolari intrecciati.
Keplero nel “Harmonices mundi libri quinque” studiò i seguenti poliedri stellati:
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il Piccolo Dodecaedro Stellato,
che ha come facce 12 Pentagoni stellati, 12 vertici e 30 spigoli, 5 lati per ogni faccia e 5 spigoli per ogni vertice; |
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il Grande Dodecaedro Stellato,
che ha come facce 12 Pentagoni stellati, 20 vertici e 30 spigoli, 5 lati per ogni faccia e 3 spigoli per ogni vertice. |
| Louis Poinsot nel 1809 approfondì ulteriormente questi studi dimostrando inoltre le proprietà di dualità con gli altri due poliedri regolari non convessi, ovvero: |
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il Grande Dodecaedro,
che ha come facce 12 Pentagoni regolari, 12 vertici e 30 spigoli, 5 lati per ogni faccia e 5 spigoli per ogni vertice; |
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il Grande Icosaedro,
che ha come facce 20 Triangoli Equilateri, 12 vertici e 30 spigoli, 3 lati per ogni faccia e 5 spigoli per ogni vertice.
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Il Piccolo Dodecaedro Stellato e il Grande Dodecaedro sono tra loro duali, così come sono tra loro duali il Grande Dodecaedro Stellato e il Grande Icosaedro.
Questi quattro poliedri si possono ricavare per mezzo dell’operazione di Stellazione di due Solidi Platonici, il Dodecaedro e l’Icosaedro. Essa venne definita da Keplero come l’estensione delle facce di un poliedro fino al punto in cui esse si incontrano nuovamente.
Benché siano stati descritti in maniera definitiva da questi due studiosi, i quattro solidi di Keplero-Poinsot hanno una storia figurativa ben più antica.
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Ad esempio, nella basilica di S. Marco a Venezia si trova un intarsio marmoreo pavimentale riproducente il Piccolo Dodecaedro Stellato.
Per la sua bellezza, questa opera viene tradizionalmente attribuita a Paolo Uccello, che per qualche anno lavorò nella città lagunare. |
| Ritroviamo i Poliedri di Kepler-Poinsot anche nelle illustrazioni leonardesche del “De divina proportione” di Pacioli, accanto altri poliedri stellati, tra cui si distingue la Stella Octangula, molto amata dagli artisti rinascimentali. |
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Essa si può definire come sia come la Stellazione dell’Ottaedro che come un Poliedro Composto Regolare ottenuto tramite la Compenetrazione di due Tetraedri uguali ruotati di 180°. Inoltre, essa si inscrive perfettamente nell’Esaedro. |
Queste particolarità che legano la Stella Octangula ai Solidi Platonici costituiscono probabilmente molta della fortuna avuta presso gli artisti rinascimentali, come testimonia la sua presenza in tarsie lignee e in mosaici pavimentali.
Oltre ai cinque Solidi Platonici, ai quattro Poliedri di Kelpero-Poinsot e alla Stella Octangula, per il connubio tra arte e matematica furono importanti anche i tredici Solidi Archimedei. |
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Essi devono il loro nome ad Archimede (vissuto tra il 287 e il 212 a.C.) che venne considerato fin dall’antichità il loro scopritore.
Si ottengono mediante l’operazione di Troncamento dei Solidi Platonici, presentando vertici regolari e facce che sono poligoni regolari non uguali. |
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Sono stati illustrati anch’essi da Leonardo nel già più volte citato trattato di Luca Pacioli.
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I SOLIDI PLATONICI E GLI ALTRI POLIEDRI, DOPO IL “DE DIVINA PROPORTIONE: FRA’ GIOVANNI DA VERONA E ALBRECHT DÜRER
Le illustrazioni di Leonardo per il “De divina proportione” fornirono nuovi stimoli agli artisti che si dedicavano alla Prospettiva, in particolare quando era applicata ai cartoni per le tarsie lignee.
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Un’opera in cui si ritrovano precocemente utilizzati alcuni dei poliedri leonardeschi (Solidi Platonici, Solidi Archimedei, Poliedri Stellati e Geodi) è l’insieme delle tarsie lignee del coro della chiesa di S. Maria in Organo a Verona.
Il suo autore fu Fra’ Giovanni da Verona (1457-1525), che realizzò anche la chiesa e il campanile.
Tra le varie rappresentazioni a trompe-l’oeil utilizzate, troviamo anche due stipetti contenenti vari oggetti tra cui si riconoscono:
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nell’uno un Geode, un Icosaedro e un Icosaedro Troncato (il nostro pallone da calcio),
nell’altro un Rombododecaedro Stellato, un Cubottaedro e un Grande Dodecaedro Stellato, tutti in forma “vacua”.
Esse sono un esempio di come l’arte, la matematica e l’artigianato potessero agilmente fondersi grazie all’uso della Prospettiva durante quel breve periodo della cultura europea in cui le varie conoscenze potevano dialogare alla pari, quale fu il Rinascimento. |
Un esempio eccelso di tale periodo è rappresentato dalla famosa incisione di Albrecht Dürer (1471-1528), la Melencolia I.
Questo affascinante bulino è stato studiato in un numero impressionante di lavori critici a causa delle numerose implicazioni simboliche del soggetto.
Qui ci occuperemo del misterioso solido rappresentato alla destra della meditabonda figura femminile alata.
Gli studiosi hanno dato varie interpretazioni non solo del significato simbolico di tale solido ma anche della sua forma.
Infatti la sua rappresentazione prospettica in scorcio lo rende visivamente ambiguo, tanto che esso viene detto Poliedro di Dürer tout court.
Due sono le teorie che si contendono la risoluzione del problema. |
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La prima lo considera un Esaedro, o Cubo, a cui sono stati troncati due angoli opposti.
Il primo dei Solidi Platonici rappresenterebbe il Primo Elemento, la Terra, considerata in questo caso la Materia Prima appena intaccata dall’opera umana e quindi in equilibrio instabile.
La seconda teoria afferma che si tratta di un Romboedro a sei facce a cui sono stati troncati due vertici per poter essere inscritto in una Sfera.
Esso presenterebbe pertanto sei facce a forma di pentagono irregolare e due facce a forma di Triangolo Equilatero.
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Gli stessi angoli del solido così ottenuto hanno dato il via ad altre discussioni.
Per alcuni essi soni di 72°, collegandosi al rapporto aureo, per altri si tratta di angoli di 80°.
Appoggiandolo a una delle facce triangolari e osservandolo frontalmente esso viene inoltre a coincidere con il Quadrato magico che l’artista rappresenta sulla parete alle spalle della figura alata.
Per questa interpretazione, tale solido rappresenterebbe all’interno dell’incisione la Geometria descrittiva, ovvero ottica, e al tempo stesso sarebbe la dimostrazione dell’abilità raggiunta da Dürer stesso nell’applicazione della Prospettiva.
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I SOLIDI PLATONICI E GLI ALTRI POLIEDRI NELL’ARTE DEL NOVECENTO E CONTEMPORANEA: DALI’, ESCHER, PALADINO, CHIASERA
Dopo il Rinascimento l’interesse per i Solidi Platonici e gli altri Poliedri ritornò entro l’ambito degli studi più propriamente matematici e in parte filosofici, come si è visto con Keplero.
Soltanto nel Novecento, grazie ai concomitanti sviluppi dell’Arte e della Scienza, troveremo ancora una volta degli artisti interessarsi a questi argomenti.
In questo capitolo vedremo tre esempi decisamente diversi dell’utilizzo dei Solidi Platonici da parte degli artisti del Novecento.
Un primo esempio è quello di Salvador Dalì (1904-1989).
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Durante gli anni Cinquanta del Novecento, la sua produzione artistica venne influenzata dal suo riavvicinamento al Cattolicesimo e dal suo interessarsi alle nuove scoperte della fisica e della matematica.
In tale periodo, Dalì utilizzò nelle sue opere a carattere religioso alcuni Solidi Platonici particolarmente significativi.
Per esempio, “Corpus Hypercubus” è una Crocifissione in cui la figura del Cristo è sospesa nell'aria e la Croce è sostituita da una struttura fatta da otto Esaedri, rappresentante lo sviluppo tridimensionale dell’Ipercubo, un solido a quattro dimensioni avente come facce otto cubi.
Il mistero della morte di Cristo, dell’unione dei Divino con l’Umano, viene rappresentato per mezzo dell’irriducibilità delle diverse geometrie. |
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Nel “Sacramento dell’Ultima Cena” l’artista unisce l’episodio evangelico (rappresentato con seicentesco realismo) con l’evocazione della transustanziazione (attraverso l’evanescente corpo che sovrasta l’azione) e con la reiterazione di due numeri particolarmente mistici, il Dodici e il “numero aureo”, il “phi”, (rappresentati entrambi con un immenso Dodecaedro che penetra la scena). |
Ancora una volta, Dalì sente il bisogno di evocare il mistero cristiano attraverso l’uso della Geometria, ricollegandosi in questo caso esplicitamente alla rappresentazione dell’universo per mezzo dei Solidi Platonici e alla concezione pitagorica del Numero.
Egli stesso, usando il suo particolare linguaggio, definì questo quadro come una “cosmologia aritmetica e filosofica basata sulla sublime paranoia del numero dodici”.
Nel Novecento, un artista molto diverso da Dalì si interessò con costanza ai Solidi Platonici e agli altri Poliedri utilizzati dagli artisti rinascimentali: Maurits Cornelis Escher (1898-1972).
Molto lontano dal mondo delle avanguardie artistiche e per molto tempo misconosciuto dalla critica ufficiale, Escher fu invece molto apprezzato dal pubblico per le sue incisioni in cui convivono strutture matematiche e rappresentazioni simboliche, costruzioni prospettiche e illusioni ottiche.
A causa del suo interesse per tali argomenti, egli produsse numerose opere basate sui Solidi Platonici e gli altri poliedri semiregolari, in cui spesso la loro rappresentazione prospettica si unisce alla creazione di figure fantastiche, viventi tra universi paralleli a più dimensioni.
Escher spiegò così il suo interesse per queste figure geometriche: “Essi simbolizzano il desiderio di Armonia e di ordine dell’uomo, ma nello stesso tempo la loro perfezione desta in noi il senso della nostra impotenza. I poliedri regolari non sono invenzioni della mente umana, perché esistevano molto tempo prima che l’uomo comparisse sulla scena”.
Tra le sue opere che esemplificano tale pensiero, possiamo ricordare: |
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“Rettili”, dove tali animaletti fanno un girotondo tra la seconda e la terza dimensione, raggiungendo la massima vitalità all’apice di un Dodecaedro, ovvero quello dei Solidi Platonici che rappresenta il nostro universo; |
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“Ordine e Caos”, al cui centro si trova un Piccolo Dodecaedro Stellato inscritto in una Sfera trasparente, che fora con le sue punte, e circondato da un Cerchio di rifiuti; |
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“Planetoide Doppio”, ovvero una Stella Octangula in cui è evidenziata la sua composizione tramite la compenetrazione di due Tetraedri, uno raffigurato come un terreno montagnoso e l’altro come una fortezza; |
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“Stelle”, in cui viene immaginato un corpo celeste composto da tre Ottaedri concentrici “vacui” (per usare il termine leonardesco), che imprigionano due camaleonti, e attorniato da altri solidi derivanti dal “De divina proportione”, fluttuanti nello spazio come tante stelle, appunto. |
Tra gli artisti operanti a cavallo tra il Novecento e il Duemila e che hanno riutilizzato i Solidi Platonici o altri Poliedri ricordiamo Mimmo Paladino e Paolo Chiasera, i quali sembrano entrambi avvicinarsi a tale argomento attraverso l’opera degli artisti del Rinascimento, pur partendo da diversi presupposti.
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Mimmo Paladino (1948) dopo il Duemila propone alcune sculture e installazioni ispirate dal Piccolo Dodecaedro Stellato, come venne disegnato da Leonardo da Vinci, assimilandolo al suo alfabeto grafico e scultoreo.
Egli infatti si occupa del riassetto urbanistico della Piazza Guidi a Vinci ponendovi al suo interno uno di questi Poliedri Stellati. |
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In un’altra sua scultura, “Zenith”, unisce il medesimo Piccolo Dodecaedro Stellato a uno dei suoi caratteristici cavalli, utilizzando per il loro connubio la sezione aurea. |
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Infine, “Carro” si presenta composto da un Piccolo Dodecaedro Stellato inscritto in un Cubo munito di due Ruote, una scultura in cui sembrano convivere arcaicità e umanesimo.
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L’utilizzo da parte di Paolo Chiasera (1978) del Poliedro di Dürer, diventato tridimensionale e nuovamente anamorfizzato, si presenta come l’ultima tappa di un complesso lavoro di costruzione, distruzione e ricostruzione denominato “Archivio Zarathustra”. |
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In esso, tra altre suggestioni, rivivono e convivono in fasi successive “L’Atlante della memoria” di Aby Warburg e il “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche, come esempi del pensiero sull’arte occidentale.Dopo avere composto delle tavole “warburghiane”, l’autore le ha incenerite e ricollocate in una |
| forma metallica, in cui si condensano il Poliedro della “Melencolia I” di Dürer e la “roccia-meteorite” del “Zarathustra” di Nietzsche. |
(Testo di Antonietta Zanatta)
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